Quanto è «anti‑Meloni» il TGLa7? Dipende da chi parla
Enrico Mentana ha definito La7 una rete schierata contro il governo. Sui sette telegiornali della sera i dati raccontano qualcosa di più sottile: nella propria voce nessun TG è critico verso la premier — e il TGLa7, come il TG3, è semplicemente il più sobrio di un campo schierato a suo favore.
Al Festival della TV di Dogliani il direttore del TGLa7 Enrico Mentana ha detto che la rete per cui lavora, e tutti i suoi programmi, sono nettamente posizionati contro il governo di Giorgia Meloni. Una «constatazione», ha precisato, non una critica: stessi ospiti, stessa impostazione, stesso orientamento in ogni trasmissione. La prova che ha portato — Schlein e Conte invitati «almeno un centinaio di volte» in un anno — riguarda però i talk show. La domanda che possiamo verificare con i dati è un'altra, e più stretta: questo posizionamento si vede anche nel telegiornale?
Cosa si può misurare, e cosa no
OsservatorioTG non analizza il palinsesto: analizza le edizioni serali dei sette TG nazionali. Quindi non può confermare né smentire l'affermazione di Mentana così com'è formulata, che parla di Otto e mezzo, DiMartedì, Omnibus. Può però testare la versione più pulita della stessa ipotesi sul notiziario, il prodotto a più alto mandato di neutralità: la copertura del TGLa7 mostra una collocazione misurabile verso Meloni, rispetto alle altre reti?
L'unità di misura è Giorgia Meloni come persona. Non è una scorciatoia: nel discorso dei TG la premier assorbe la quasi totalità del giudizio rivolto all'esecutivo — ministri, partiti e «governo» come istituzione ricevono, nella voce delle redazioni, una frazione minima delle valutazioni. Guardare Meloni è, in larga misura, guardare l'immagine mediata del governo. Lo strumento è lo stesso per tutte le reti — stesso modello, stessi parametri — ed è questa costanza a rendere il confronto valido.
A prima vista, Mentana ha ragione
Sommando tutta la valenza espressa verso Meloni — toni di apertura, commenti, dichiarazioni riportate — il TGLa7 e il TG3 risultano i due telegiornali meno favorevoli alla premier dei sette. All'estremo opposto i notiziari Mediaset e il TG1, marcatamente più caldi. È la fotografia che restituisce la scheda entità di Giorgia Meloni sul sito: una heatmap rete per rete, in cui le caselle del TGLa7 e del TG3 sono le più fredde. A questo livello, la diagnosi di Mentana sembra reggere.
Il punto cieco: il metro non è neutro
Quella lettura nasconde però un problema. Il punto di riferimento non è la neutralità: è la media di un campo già spostato. In termini assoluti il TGLa7 verso Meloni è vicino al punto neutro, mentre il baricentro delle altre reti sta nettamente dalla parte del favore. Detto altrimenti: il TGLa7 sembra anti-governo non perché lo attacchi, ma perché lo si confronta con telegiornali che lo sostengono apertamente.
L'anomalia non è che La7 sia contro Meloni. È quanto, e quanto apertamente, gli altri TG siano a suo favore.
Conta chi parla
Il dato si ribalta quando si separa la valenza per fonte: ciò che la redazione afferma con la propria voce, distinto dalle voci esterne che sceglie di mandare in onda. Su quest'asse la lettura cambia di segno.
Tutti i pallini pieni stanno a destra dello zero. Nella propria voce nessun telegiornale è critico verso Meloni, TGLa7 compreso: il suo indice editoriale è +0,43, favorevole. Il TG3 è a +0,40. Sono semplicemente i due più sobri di un campo che arriva a +0,75 per TG2 e +0,71 per Studio Aperto. La freddezza che, nell'aggregato, fa sembrare La7 e TG3 schierati contro la premier non viene dal loro registro: viene per intero dalle voci critiche che scelgono di mandare in onda — e nel caso del TGLa7, nemmeno quelle: le voci esterne si attestano esattamente a zero.
Due profili meritano una nota. Il TG2 ha la redazione più favorevole (+0,75) pur mandando in onda voci esterne quasi neutre (−0,02): glorifica in proprio e non bilancia con le opposizioni. Studio Aperto è favorevole su entrambi i fronti (+0,71 redazione, +0,62 esterne) — perfino il virgolettato che ospita è schierato a favore.
«La nuova Rai 3»
Mentana, a Dogliani, ha detto che «si è voluto fare di La7 la nuova Rai 3». È la parte più accurata della sua diagnosi: su ogni taglio dei dati — aggregato, per modalità, per voce della redazione — il TGLa7 e il TG3 finiscono affiancati allo stesso polo, quasi indistinguibili. La sua metafora è una misura.
Cosa resta in piedi
Sul telegiornale, dunque, Mentana ha ragione sulla collocazione: il TGLa7 è il TG più sobrio verso Meloni, come il TG3. Ma la cornice «rete anti-Meloni» non sopravvive al dato: nessun telegiornale è critico verso la premier quando parla in proprio, La7 inclusa. Il risultato più solido non riguarda La7 come deviazione, bensì il campo nel suo insieme — un sistema televisivo la cui voce editoriale, verso Meloni, è schierata a favore. Che è, a ben vedere, una conferma della premessa di Mentana sulla «tele-Meloni» del resto del sistema, più che della sua conclusione su La7.
I limiti di questa analisi
- Riguarda il telegiornale, non i talk show: non tocca l'affermazione di Mentana sugli ospiti dei programmi di approfondimento.
- La valenza è una misura semantica derivata da un modello linguistico: coerente e applicata in modo identico a tutte le reti, ma non una verità oggettiva.
- È misurata su Meloni persona. I singoli ministri ricevono troppa poca valenza propria nei TG per essere misurati uno per uno: non si può escludere che una rete tratti diversamente, ad esempio, un singolo esponente.
- Il governo domina la copertura ovunque: l'opposizione riceve circa un decimo delle menzioni valenziate, TGLa7 compreso. Sul TG, «dare voce alle opposizioni» non è visibile.